sabato 25 novembre 2017

Fragile

                                             
    
Una strada coincidenza ha fatto sì che il giorno del mio compleanno sia anche il giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, così ho pensato di scrivere questo post. Non amo molto queste giornate celebrative di problemi, preferirei la soluzione reale del problema, con leggi, movimenti culturali efficaci che portino a un'evoluzione concreta e non solo alle solite chiacchiere. Invece le donne continuano a morire per mano di uomini, quasi sempre da uomini che affermano di amarle al punto che non si rassegnano a vivere senza di loro, che le amano al punto che preferiscono bruciarle con l'acido, violentarle, accoltellarle, distruggerle, annientarle, perché il pensiero che queste donne possano continuare la loro vita senza di loro, addirittura essere felici senza di loro è intollerabile. 

In questi giorni ho ripensato a come è nata l'idea di scrivere Fragile come il silenzio.
Ogni volta che ascoltavo la notizia di un femminicidio ero sommersa da una rabbia enorme, pensavo che avrei voluto punire quell'uomo in modo esemplare, ma chi scrive ha questo magico potere, può far accadere degli eventi trasponendole in un libro. 
E io ho messo quella rabbia nel mio romanzo giallo. Per me è stato un modo per superare lo sconcerto di fronte a queste morti assurde e anche un modo per ricordare alcune vittime. Mi sono ispirata a casi di cronaca che mi hanno colpito più di altri, mi sono immedesimata in chi restava e ho immaginato il dolore che avevano dovuto affrontare e la vita che faticosamente avevano dovuto ricostruire in un modo o nell'altro. Questo percorso ha risvegliato in me anche ricordi lontani, un caso reale che ho vissuto molto da vicino molti anni fa e che avevo quasi dimenticato.

Lei aveva diciasette anni e lui ventuno, si erano appartati fuori dal paese e sono stati aggrediti da una banda di teppisti, tre di loro erano minorenni. Lei è stata violentata e impiccata a un albero, lui è stato ucciso a colpi di pietra e gettato in un pozzo. Questa purtroppo è una storia vera, io conoscevo lei, la incrociavo tutti i giorni all'uscita da scuola, eravamo in due classi diverse perchè lei aveva due anni più di me. Lui lo vedevo quando veniva a prenderla a scuola con lo sguardo innamorato. Non eravamo amici, ma nei piccoli centri ci si conosce un po' tutti e tutti partecipammo affranti e sconvolti al funerale. Nei miei ricordi resta ferma l'immagine dello sguardo di dolore del padre di lei. Non è un caso di violenza sulle donne, per lo meno non è solo questo, è una storia terribile di violenza e di due vite spezzate nel fiore degli anni.
                                                         

La scrittura fa anche questo, fa ritrovare i ricordi sospesi in un anfratto della nostra mente. 
Il titolo è nato pensando alla fragilità di una donna vittima della violenza perchè non riesce a difendersi, alla fragilità dell'animo umano, di chi non riesce a rassegnarsi alla fine di una storia e diventa carnefice, alla fragilità dei momenti di pace associati al silenzio. Chi legge il romanzo può scoprire meglio il significato di questo titolo e l'associazione più precisa agli eventi che racconta. 

Come scrivo nei ringraziamenti questa storia si è delineata lentamente nel corso di un inverno. Dentro di essa ci sono le inquietudini di questa epoca dove si scambia il possesso per amore, ma anche la forza e la determinazione di poter cambiare le cose. E forse le cose si possono cambiare, cambiando la consapevolezza del valore delle persone, cambiando la cultura e il senso del rispetto che ancora manca nei confronti delle donne e dell'umanità in generale. 

Vi lascio con un paio di estratti da Fragile come il silenzio, un pensiero del commissario Sorace 
“Non sapeva spiegarsi perché certi uomini si trasformassero in mostri violenti nei confronti delle donne che affermavano di amare. Per un momento fu sfiorato da un ricordo e un tremito quasi gli tolse il respiro”

E un pensiero di Sara Castelli 
“sempre più donne tormentate, perseguitate e uccise da mariti, fidanzati, spasimanti. Vittime di uomini sempre più violenti. Vittime di qualcosa che gli assassini si ostinano a chiamare “amore” ma che amore non è.”


domenica 19 novembre 2017

Venezia in un giorno di sole

Negli ultimi tempi i ritagli di tempo da dedicare alla scrittura, post compresi, sono ridotti ai minimi termini. Capitano poi quelle settimane in cui oltre a lavorare tutto il giorno sei occupata anche di sera per motivi vari.
Avevo cominciato a scrivere un post che non ho completato e nella giornata di sabato sono stata in gita a Venezia e così vi parlo di questo: Venezia in un giorno di sole di un autunno inoltrato.
E dire che lunedì c'è stata perfino una nevicata imprevista, avevamo quasi temuto di dover rimandare la nostra gita a Venezia, invece è stata una giornata magnifica con una luce spettacolare in una città che non ricordavo così bella.
Dall'alto della Basilica di San Marco
Questa è la veduta della laguna dall'alto della basilica di piazza San Marco, una visione di luce, sole e mare al tramonto, scusate se comincio dalla fine ma questa per me è la foto più bella.
percorso in vaporetto

percorso in vaporetto
Ma torniamo all'inizio della giornata, tralasciando la partenza in treno di buon mattino con arrivo a Venezia alle dieci e trenta circa, dopo un tragitto panoramico in vaporetto approdiamo al palazzo ducale, antico palazzo dei Dogi, un'autentica meraviglia che non avevo mai visitato ed è davvero una magnificenza. 
Scala d'oro
Questa è la Scala d'oro e il nome è dovuto alle ricche decorazioni in stucco bianco e foglia d'oro zecchino della volta.

Uno degli affreschi della Sala delle Quattro Porte

La Sala delle Quattro Porte è caratterizzata da quattro maestosi portali marmorei ed è riccamante decorata e presenta al suo interno opere del Tintoretto, del Tiepolo, di Andrea Vicentino e altri illustri pittori dell'epoca. Fu ristrutturata dopo che un incendio distrusse quest'ala del palazzo nel 1574.  All'interno del palazzo ho potuto ammirare affreschi bellissimi, tra questi diverse opere appartengono al pittore Tiziano Vecellio, un personaggio che ho incontrato nel romanzo storico di Cristina M. Cavaliere Il pittore degli angeli in cui il protagonista è proprio il pittore Tiziano ossessionato dalla figura del giovane Lorenzo chiamato il pittore degli angeli, appunto.
Sala del Maggior Consiglio
La Sala del Maggior consiglio, un salone enorme, bellissimo, pieno di afffreschi meravigliosi, spero che la foto riesca a dare un'idea anche minima della magnificenza di questo posto.

All'interno nelle stanze del Doge c'era anche una interessantissima mostra su Porto Marghera: un pezzo importante di storia italiana sullo sviluppo industriale, sugli enormi errori in tema di inquinamento e di massacro ambientale e sulla difficile consapevolezza che oggi faticosamente si sta acquisendo.
Quello che non ci sarà più  
Non so se si riesce a leggere ma vi riporto parte di quello che c'è scritto:
"Ad ogni modo, quanto a me, sia chiaro: io, ancorchè multinazionale, darei l'intera Montedison per una lucciola."
Così scriveva Pier Paolo Pasolini in un articolo apparso nel 1975 sul Corriere della Sera, da dove lo scrittore e regista lanciava una dura requisitoria contro il modo in cui avveniva lo sviluppo economico e industriale nell'Italia di allora. Prendeva spunto da un fenomeno che investiva le campagne italiane vicino agli impianti industriali. A causa dell'inquinamento stavano scomparendo anche le lucciole.
Oggi quella fase di espansione è tramontata e viviamo in una realtà post-industriale molto più sensibile agli ecosistemi.

E io aggiungo: speriamo sia vero, non solo per Porto Marghera, ma anche per altri luoghi di sviluppo industriale.

I tempi della plastica

I tempi della fibre sintetiche
Ammetto che anche questa parte della visita mi è piaciuta molto.

Vi lascio con una veduta di un canale con l'ultimo sole pomeridiano
Un canale di Venezia

Ho fatto tantissime foto che vi risparmio, perché non vorrei far l'effetto di quelli che al ritorno da una vacanza facevano sorbire agli amici la proiezione interminabile di diapositive sul loro viaggio. 
Avevo visitato Venezia più volte alcuni anni fa, ma ieri mi è apparsa diversa, forse era la compagnia, forse era il sole, forse l'età più consapevole che mi fa apprezzare meglio la bellezza. 

A voi succede mai di rivedere un posto e scoprirlo diverso? 
 

domenica 12 novembre 2017

I miei anni '90

Sono stata nominata dal blog di IVANO LANDI a parlare dei miei anni novanta e con molto piacere mi accingo a esporre una carrellata di ricordi ed emozioni connessi a quegli anni, un decennio piuttosto importante per la mia vita.

Ricordi 
Tra i miei ricordi indelebili degli anni novanta c'è una vacanza a Lipari con un gruppo di amici, era il 1990.
Pur avendo iniziato a lavorare nel 1989 sono riuscita a fare la mia prima vera vacanza soltanto nell'agosto del 1990, quell'anno, grazie a una compagnia di amici molto affiatata, riuscimmo a organizzare una bellissima vacanza a Lipari per due settimane. Eravamo in sedici e trovammo in affitto un complesso di tre appartamenti su una collina dell'isola dalla quale potevi osservare un tramonto spettacolare. In realtà Lipari era la base, ma visitammo anche Salina, Vulcano, Panarea e Stromboli. Non riuscimmo ad andare anche ad Alicudi e Filicudi perché troppo lontane e avremmo avuto bisogno di più giorni di vacanza, ma fu una bellissima esperienza. L'anno successivo feci una vacanza con un altro gruppo di amici nel Salento, altro posto bellissimo. Però la vacanza a Lipari è quella che ricordo con più piacere. Fu una specie di spartitraffico tra il prima e il dopo della mia vita.
Lipari
Serie televisive 
X- Files, la prima serie televisiva di cui sono diventata dipendente...era il 1994 e in una sera qualunque rimasi folgorata dalla prima puntata e poi non me ne persi neanche una (quando non ero in casa registravo la puntata e me la guardavo appena potevo) mi piacevano soprattutto gli episodi che parlavano di eventi strani o soprannaturali, meno quelli che avevano a che fare con gli alieni. Comunque io me li guardavo tutti perché adoravo Fox Mulder, al secolo David Ducovny, come la sua collega Scully ero follemente innamorata di lui, ma non lo davo a vedere... ammetto di aver seguito David anche nella serie Californication ma ho perso molte puntate dato l'orario disumano in cui andava in onda, più o meno mezzanotte
Scully e Mulder


 Film 
1995 due film che amo ricordare:

I laureati di Leonardo Pieraccioni


Viaggi di nozze di Carlo Verdone


Infine un film secondo me delizioso è Pane e tulipani di Silvio Soldini del 1999

Ricordo solo questi tre film italiani tralasciando quelli stranieri, sono rimasti impressi nei miei ricordi e mi piace riguardarli se li danno in tv. Rivedendoli mi tornano in mente alcuni momenti speciali della mia vita.

Musica
I miei anni novanta sono stati dominati dalla musica di Luciano Ligabue, in realtà la passione è seguita anche nei decenni successivi...tuttavia amavo anche altri gruppi e cantanti: I Rem, gli 883, i Litfiba, i Red Hot chili peppers, i Depeche mode, gli U2, Raf e altre passioni musicali più o meno passeggere...

Luciano Ligabue
Fumetti
In quel periodo mi piaceva moltissimo leggere Dylan Don l'indagatore dell'incubo. È stato uno dei pochi fumetti capace di distrarmi da Topolino e Paperino...




Libri 
Negli anni novanta ho letto diversi libri di Andrea De Carlo alcuni sono ancora nella mia libreria, ho fatto una foto per l'occasione, sono gli anni di Jack Frusciante e di Va' dove ti porta il cuore, ma il libro che ha tracciato una traccia indelebile è Passaggio in ombra di Maria Teresa di Lascia, Premio strega 1995 più che meritato secondo me, purtroppo l'autrice è morta prematuramente di cancro a 40 anni, fu fondatrice della Lega Internazionale Nessuno tocchi Caino, si è sempre battuta per la difesa dei diritti umani e ha lasciato alcuni racconti e un romanzo incompiuto. 
I miei libri

C'è però anche un altro libro che ha segnato i miei anni novanta per la storia intensa e passionale che racconta, per il significato che vi ho trovato, perché l'ho riletto a più riprese e l'ho afferrato meglio anche di recente. È un romanzo che parla di uno scandalo, ma anche dell'irresistibile richiamo che spesso le passioni portano con sè, soprattutto quando per una vita si è scelto di non viverle: Il danno di Josephine Hart. Molto bello anche il film tratto dal libro con Jeremy Irons e Juliette Binoche.
Il danno

Giochi
Noi profani del computer, nei primi anni novanta, scoprivamo i giochi digitali.
Io non ero una grande estimatrice dei giochi di ruolo (c'era chi passava ore ed ore sui giochi di ruolo, non ho mai capito perchè) però mi ero appassionata a due giochi molto semplici, il primo si chiamava Frog e si basava su una rana salterina che doveva attraversare prima una strada evitando di farsi travolgere dalle auto e dopo doveva saltare su un tronco d'albero galleggiante per evitare di cadere in acqua. Io non credo di aver mai superato il secondo livello, anche perché dopo un po' mi stancavo e lasciavo perdere
Frog
E poi c'era Tetris un gioco che ipnotizzava, aveva il potere di incollarmi al computer per diverso tempo, solo che dopo aver giocato, se chiudevo gli occhi, continuavo a veder i mattoncini colorati che si incastravano...insomma una piccola tortura, alla fine ho smesso, i giochi al computer hanno avuto scarsa presa su di me per tutto il resto del decennio.
Tetris

E poi c'erano i giochi di società risico, tabù, trivial pursuit. Spesso ci si ritrovava con gli amici in casa, nelle fredde serate d'inverno, per giocare e sfidarci. Era diventato così di moda che in alcune osterie di Bologna c'era l'angolo con questi giochi e si potevano portare al proprio tavolo per giocare pagando una piccola quota in più sul servizio...
Io detestato il Risiko, era un gioco sulle strategie di guerra, piaceva molto agli uomini, chissà come mai...
Risiko

In compenso adoravo il Trivia pursuit, era un gioco che testava le proprie conoscenze nei vari campi: letteratura, storia dell'arte, geografia, storia, spettacolo, scienze e non ricordò che altro. Io primeggiavo nelle domande di letteratura e spettacolo...
Trivial
Mi sembra di aver detto tutto sui miei anni novanta, non ho citato lo shopping, ma non voglio annoiarvi, vi basti sapere che ogni fine settimana compravo molte cose di cui non avevo bisogno, soprattutto vestiti, finchè un giorno aprendo l'armadio mi è venuta la nausea e ho smesso, oggi l'idea di comprare un vestito mi rende insofferente, mi sembra davvero di perdere tempo, compro solo quello che mi serve. La mancanza di tempo e di spazio nell'armadio aiuta.

Penso di scrivere un post a parte sui viaggi che ho fatto perchè quel decennio fu molto importante sotto questo aspetto. 
Intanto, voi cosa mi raccontate dei vostri anni '90?
 

domenica 5 novembre 2017

Sonno e dintorni

Dormire è distrarsi dal mondo. Jorge Luis Borges


Chi dorme non piglia pesci, così recita un famoso proverbio. Sicuramente è così per molte cose, ma forse ogni tanto ci dimentichiamo di quanto il sonno sia prezioso. Esso è indispensabile per il corretto equilibrio fisiologico, tanto che quest'anno il Nobel per la Medicina è andato a tre ricercatori, Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young, che hanno studiato l'orologio interiore che regola il sonno e la veglia, il rilascio di ormoni e il metabolismo. Quando questo equilibrio manca sorgono malattie come l'Alzheimer, la depressione, l'obesità, il diabete e tante altre. Riporto quanto ho letto sull'editoriale del n. 43 di donna moderna, gli Appunti di Annalisa Monfreda. Ho letto questo articolo al termine di una notte semi insonne nel corso della quale per passarmi il tempo ho letto parte del romanzo di Carofiglio, La regola dell'equilibrio. In questo romanzo, come in altri, il protagonista, l'avvocato Guido Guerrieri, racconta le sue notti insonni e i rimedi che cerca di trovare. Quasi sempre l'insonnia è funzionale a qualche vicenda del romanzo. L'insonne esce di casa e accade qualcosa: un incontro particolare o, semplicemente, riflessioni notturne sulla vita. 
Anche il mio commissario Sorace ogni tanto soffre di insonnia e questo problema si ripercuote sulla sua vita e nelle sue indagini. In realtà i miei personaggi sono spesso insonni perché sono insonne io stessa e, per questo, capisco bene cosa provano, poi non vado in giro di notte come un vampiro, ma mi limito a leggere per mezz'ora finché non mi torna il sonno. Con gli eBook non devo neanche accendere la luce e la lettura in "visione notturna" è anche molto riposante. 
Forse anche Carofiglio come Guido Guerrieri soffre di insonnia.
Tornando all'articolo di Donna Moderna che si intitola Malati di sonno, la nostra generazione soffre di una cronica mancanza di sonno. Nel 1942 dormiva meno di sei ore l'8% della popolazione, oggi invece è il 45%, in pratica metà della popolazione ha un ritmo biologico sfasato da carenza di sonno. 
Le motivazioni sono varie: abbiamo "elettrificato" le nostre notti, lavoriamo troppo (e spesso lavoriamo anche a casa), per recuperare il tempo con la famiglia e con il divertimento rinunciamo al sonno, abuso di alcool e caffeina. Io aggiungo le mie motivazioni: ansie legate alle scadenze sul lavoro, pensieri connessi alla scrittura, troppo da fare e poco tempo in generale. Quasi sempre la mia insonnia scatta proprio quando voglio dormire perché il giorno dopo ho una giornata intensa e vorrei essere in piena forma, finisco invece per svegliarmi stanca e sentirmi uno zombie tutto il giorno, facendo una fatica sovrumana per concentrarmi. 

Vi riporto due estratti di romanzi che parlano di questo tema, uno è il mio l'altro è di Gianrico Carofiglio.

“Invece lui aveva passato le ore in una specie di dormiveglia vigile, i suoi pensieri indugiarono su Sara e il racconto breve della sua infanzia, sul cadavere dell’uomo di Brento, quella sagoma simile a un fantoccio bruciato. Alle sei del mattino si infilò sotto la doccia e decise di recarsi in commissariato, era molto meglio che tentare di dormire.”

Estratto da Fragile come il silenzio.

"Capii che si preannunciava una notte in cui non sarei riuscito a dormire. Dunque valutai le diverse possibilità. La prima era di buttare giù una decina di gocce di Minias o di analoga benzodiazepina.
La seconda alternativa era di saltare sulla bicicletta e farmi un giro per le periferie, cercando di pedalare più veloce della mia inquietudine." 

Estratto da La regola dell'equilibrio di Gianrico Carofiglio.

Ognuno affronta le cose a suo modo. Cosa pensate di questo stato di carenza della moderna società? Voi soffrite di insonnia oppure avete passato dei periodi in cui il sonno era il vostro agognato quanto vano desiderio? Che soluzioni adottate? 


domenica 29 ottobre 2017

La vita facile

La risposta è dentro di te?
L'altra sera sono andata fuori con una mia amica per un aperitivo, all'ultimo minuto si era aggregato anche il figlio poco più che diciottenne che mangiava con noi (e pagava la mamma ovvio).
Poi doveva scappare per un impegno con i suoi amici. Conosco il ragazzo da quando è nato, l'ho visto neonato e poi crescere sempre più velocemente, oggi è un adulto, ha finito la scuola e ha perfino trovato un lavoro (che di questi tempi è davvero ottimo).
Io e la mia amica abbiamo ordinato uno spritz e lui una bottiglietta d'acqua, avrebbe voluto una birra ma dovendo guidare non poteva, io ingenuamente ho commentato "neanche una birra?" 
Lui ha risposto "no, se mi fermano devo essere alcool zero, come neopatentato".
Io ho annuito "è vero, le norme sono cambiate".
E lui ha aggiunto "eh già voi avete avuto la vita facile" e con il voi intendeva la nostra generazione.
"Mica tanto" ho risposto io, ma poi il discorso è sfumato, c'era da andare al buffet...
Poi però nei giorni successivi mi capitava di riflettere su quella sua osservazione,
Vita facile io!: io a diciotto anni potevo sicuramente ubriacarmi, tanto non avevo nessuna macchina da guidare; giravo solo a piedi e con i mezzi pubblici, ma, in ogni caso, non mi ubriacavo perché non avevo soldi da spendere, al limite mi concedevo una birra piccola in un pub con gli amici e i soldi per la seconda birra non li avevo. La prima birra durava in pratica tutta la sera. 
Per andare al cinema aspettavo che il film dalla prima visione arrivasse al cinema parrocchiale con il biglietto super ridotto. Gli altri amici che frequentavo erano studenti squattrinati come me, non mi sentivo quindi una sfigata, ero perfettamente nella media.
Gli amici più ricchi erano quelli che già lavoravano e che avevano "perfino" la macchina, e grazie a loro ci si organizzava per andare fuori Bologna, in discoteca, o in gite fuori porta, era una bella cosa...
E quindi la cosiddetta vita facile non esisteva, almeno non era il mio caso, ma era così anche per molti altri miei coetanei.
In realtà il diciottenne che parla delle "nostra" vita facile, come avviene per la maggior parte dei ragazzi di oggi, non gli è mai mancato nulla, vacanze, vestiti, elettronica e ogni supporto che gli facilitasse, appunto, la vita. A ciò si aggiunge che il nostro diciottenne è anche figlio unico, come spesso accade nelle famiglie moderne, e questo aggiunge ulteriori facilitazioni alla sua non facile vita.
Bene, non mi voglio focalizzare troppo su di lui, in realtà lui rappresenta la generazione di oggi che probabilmente ha un presente facilitato, ma sicuramente un futuro difficile o, perlomeno, molto incerto.
Già perchè tra crisi economica, problemi ambientali e calamità varie il futuro non sembra troppo roseo neanche per noi.

Per concludere...ecco non so come concludere. Il punto è: chi ha ragione?

Eravamo una generazione che faticava un po' lungo il percorso della vita, ma poi aveva una solida speranza di realizzarsi pienamente nel proprio futuro e quindi tutto sommato il nostro diciottenne ha ragione?
Oppure lui ha semplicemente sparato una gran cavolata perchè non ha neanche la più pallida idea di cosa voglia dire avere una vita difficile?
Per dirla parafrasando Corrado Guzzanti e sul Quelo, forse la risposta giusta è "la seconda che ho detto".  La risposta è dentro di te e però è sbagliata! Ve lo ricordate?


Se ne avete voglia esprimete il vostro pensiero, sono curiosa...

 

domenica 22 ottobre 2017

Tutte le mie canzoni


Nulla apre gli occhi della memoria come una canzone.Stephen King



Antonella Mecenero ha aderito al #30daysmusicchallenge invitando tutti i frequentatori del suo blog a fare altrettanto. All'invito ha aderito subito dopo Ariano Geta  mentre già pensavo di partecipare a questa carrellata di canzoni amate che mi rappresentano, in fondo la musica è sempre stata una componente importante della mia vita. 
In realtà la sfida dovrebbe durare 30 giorni, ma non sarebbe per me gestibile, quindi mi farò bastare questo post. Ecco quindi il mio elenco di canzoni:


1 - la tua canzone preferita
Non ne ho una sola, magari ho la preferita del momento, in questo momento la mia preferita Enjoy the silence dei Depeche Mode.

2 - una canzone invernale
Negli ultimi anni l'inverno mi piace molto di più del solito, forse perché quando fuori fa freddo si scrive meglio. Non so perché ma una canzone che mi porta a pensare all'inverno è Through the barricates degli Spandau Ballet.

3 - una canzone che ti rende allegra
Lamette di Rettore.

4 - una canzone che ti commuove 
Lontano dai tuoi angeli di Marco Masini, è dedicata a sua madre persa quando lui aveva poco più di vent'anni e per certi versi mi fa pensare alla mia che ho perso troppo presto.

5 - una canzone che ti ricorda qualcuno
L'orizzonte di K.D. di Francesco Guccini mi ricorda una persona che ho amato, la suonava spesso con la chitarra. 

6 - una canzone che ti ricorda un posto
Piccola città di Francesco Guccini mi ricorda Bologna, anche se la piccola città della canzone in realtà è Modena, però l'ascoltavo spesso i primi tempi che vivevo a Bologna.

7 - una canzone che ti ricorda un momento particolare
Tra palco e realtà di Ligabue mi ricorda il primo concerto visto dal vivo di Luciano Ligabue a Milano a San Siro, il lunedì successivo entravo in ospedale per un intervento molto serio, ho vissuto quel concerto come se fosse l'ultima cosa bella che vivevo. Per fortuna l'intervento è andato bene e sono ancora qua. 

8 - una canzone di cui conosci tutte le parole
Di solito mi basta ascoltare due o tre volte una canzone che mi piace che la imparo subito a memoria, e spesso me le canto anche sotto la doccia. 

9 - una canzone che ti fa ballare
La mia banda suona il rock di Ivano Fossati, ha il potere di farmi saltare dalla sedia e lanciarmi nella pista da ballo. Però c'è ne sono anche altre: Disco inferno de The Trammps, Don't Let me be misunderstood di Leroy Gomez e i Santa Esmeralda e la lista potrebbe continuare.

10 - una canzone che ti aiuta a dormire
Magari ce ne fosse una! La userei quando i troppi pensieri non mi fanno dormire...

11 - una canzone della tua band preferita
Wish you were here dei Pink Floyd, in realtà adoro tutto l'album, dallo stesso titolo, lo ascolto da anni e non mi ha ancora stancato.

12 - una canzone della band che odi
Non odio nessuna band, al limite non le ascolto.

13 - una canzone che hai conosciuto da poco
What lovers do dei Maron 5 ft.Sza

14 - una canzone che nessuno si aspetta possa piacerti
Heroes di Davide Bowie

15 - una canzone che ti descrive
Sarà un bel souvenir di Ligabue 

16 - una canzone che amavi e che ora odi
Banane e lamponi di Gianni Morandi, in realtà non è che la amassi, ma mi piaceva, la trovavo divertente, ora non la sopporto, se la danno alla radio cambio frequenza.

17 - una canzone che vorresti dedicare a qualcuno
Siamo ancora qui di Fiorella Mannoia, la dedico al mio compagno.

18 - una canzone che vorresti ascoltare alla radio
Piccoli miracoli dei Tiromancino.

19 - una canzone dal tuo album preferito
Time dei Pink Floyd dall'album The dark side of the moon, anche se in realtà dei Pink Floyd amo tutto

20 - una canzone che ascolti quando sei arrabbiato
L'avvelenata di Guccini, ma anche Vaffanculo di Marco Masini, entrambi molto attinenti alle arrabbiature...

21 - una canzone che ascolti quando sei felice
It's My Life di Bon Jovi 

22 - una canzone che ascolti quando sei triste
Il giorno di dolore che uno ha di Ligabue

23 - una canzone che vorresti al tuo matrimonio
al mio matrimonio cantarono Banane e Lampone...

24 - una canzone che vorresti al tuo funerale
Mad World la colonna sonora di Donnie Darko, mi sembra appropriata

25 - una canzone che è un piacere peccaminoso
Aria di Marcella Bella 

26 - una canzone estiva
Riccione dei The giornalisti

27 - una canzone che ti piacerebbe suonare
Nessuna, non so suonare.

28 - una canzone che ti fa sentire colpevole
Ehm domanda difficile, forse "Bella ciao" mi capita di canticchiarla e mi aspetto di veder spuntare qualcuno che mi urla "comunistaaaa!"; il problema è che ogni tanto canticchio anche "Faccetta nera" e anche le canzoni del coro della chiesa (fino a 15 anni ho cantato nel coro della parrocchia). Lo so non sono normale, canticchio veramente di tutto e non ho nessuna fede politica...

29 - una canzone della tua infanzia
La sigla di Pippi calzelunghe, mi fa tornare bambina...

30 - la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa
Non riesco a ricordare cosa amavo canticchiarmi in questo periodo l'anno scorso, se non erro una canzone dei Tiro Mancino, "Nessuna razionalità".

E per voi qual è la canzone che vi fa spalacare gli occhi della memoria o le porte del cuore?
Potreste partecipare anche voi e parlarci delle vostre canzoni in un post, oppure ditelo in un commento.

domenica 15 ottobre 2017

Autori da amare

La letteratura è una difesa contro le offese della vita (da Il mestiere di vivere)

L'amore quando nasce non lo puoi spiegare, lo guardi e, all'improvviso, vedi solo lui.
Pensi solo a lui, sogni solo lui.
Non ci sono spiegazioni razionali. Lo ami perché è molto diverso da te e riempi quegli spazi vuoti del tuo cuore che non riuscivi a colmare. Oppure lo ami perché è proprio uguale a te, in lui ti riconosci, lo frequenti da cinque minuti, gli parli e ti sembra di conoscerlo da sempre. 
Io ti conosco da sempre, ti amo da mai, cantava Gino Paoli in Una lunga storia d'amore, rendendo esattamente il sentimento che si prova quando si è in balìa dell'amore.
Nessuna razionalità cantano i tiro mancino, non c'è nessuna razionalità nell'amore, un vortice di passione che pericolosamente c'è...quando due anime si incontrano non c'è più razionalità, nessuna razionalità. 
E accade lo stesso con un autore che ami, lo scopri e vuoi leggere tutto di lui, andresti anche alle sue presentazioni in libreria, se solo ne facesse, ma lui è schivo e riservato, un po' come te. 
Forse è per questo che lo ami, ti riconosci in lui, i suoi pensieri sulla carta ti sembrano così simili ai tuoi e forse vuol dire che tramite lui riesci ad amare di più te stessa e quella parte di te che finalmente respira senza costrizioni, libera.
E finisci per comprare i suoi libri e leggerli tutti d'un fiato, perché quando cominci non riesci a smettere. 
E finisci per comprarli a intervalli centellinati perché poi, quando avrai finito di leggere tutti i suoi libri, sai che ti sentirai orfana ed è una sensazione che non vuoi provare.
Ma ormai ci sei ricascata, l'ultimo libro lo hai comprato e letto in un baleno e sei lì ancora a pensarci. 
È strano, inspiegabile come l'amore.
Anni fa mi è successo con Cesare Pavese, oggi accade con Gianrico Carofiglio.
Avevo circa sedici anni quando lessi "Il mestiere di vivere" di Cesare Pavese, era il suo diario pubblicato postumo e quelle pagine intrise di considerazioni sofferte sulla vita mi conquistarono. Nel corso di un'estate ho letto tutti i suoi romanzi, dal primo all'ultimo, e le sue poesie. Di Pavese amavo la sofferenza e purtroppo anche il fatto che si fosse suicidato, mi sembrava quasi un'idea romantica porre fine alla propria vita perché non la si accetta. All'epoca a scuola mi ero appassionata anche alle pagine di Vittorio Alfieri e alle sue teorie, ascoltavo Claudio Lolli e Guccini e vivevo un amore infelice per un ragazzo bello e impossibile. Come tutti gli adolescenti non vivevo bene la mia età, mi sentiva inadeguata e soffrivo, pur nascondendomi dietro una apparente sicurezza costruita con una carriera scolastica ineccepibile ed alcune idee e atteggiamenti ribelli controllati che mi hanno dato parecchi problemi ma, tutto sommato, non troppo gravi. L'adolescenza è pericolosa puoi commettere enormi errori e perderti per sempre, oppure superare il momento e diventare una persona migliore. Dopo Pavese passai a leggere Sartre e poi altri autori, alcuni di essi più ironici e leggeri. Il mio atteggiamento nei confronti della vita migliorò e perfino il ragazzo impossibile divenne possibile, qualcosa cambiò, crebbi, anche se non del tutto. Una parte di me è rimasta nel limbo adolescenziale, credo sia la parte che mi aiuta a scrivere.



Il primo romanzo che ho letto di Gianrico Carofiglio si intitola "Il bordo vertiginoso delle cose, seguii una sua intervista in TV da Fazio e mi rimase impresso. Un paio di anni dopo lessi quel libro e mi piacque tantissimo, per la storia a tratti malinconica, una sorta di viaggio interiore del protagonista alla ricerca di se stesso, e per il modo di scrivere. Carofiglio non solo racconta una storia ma racconta, con profonda intensità, l'anima dei personaggi, e spesso in quell'anima ci riconosciamo.
Dopo quel libro sono passata a leggere le indagini dell'avvocato Guerrieri. E nel frattempo ho letto anche quelli del maresciallo Fenoglio. Oltre ai romanzi della categoria Gialli e thriller Gianrico Carofiglio scrive romanzi del genere Narrativa contemporanea, le categorie le ho guardate su Amazon, perchè non è semplice definire il suo genere: lui racconta di misteri quando il personaggio è l'avvocato Guerrieri e il maresciallo Fenoglio, ma parla anche, in entrambi i suoi generi, di umanità, amori delusi e sognati, amicizie, sogni e passioni, con uno stile sempre inconfondibile e appassionante. Il 10 ottobre è uscito il suo ultimo libro "Le tre di notte" e so già che lo leggerò.

Ci sono autori che ti catturano, inevitabilmente.
E a voi è mai successo con qualche autore del passato o del presente?